Frane e sedimento

I fenomeni franosi e la dinamica dei sedimenti nell'alluvione del 2022

Frontone (PU), 19 settembre 2022 – Uomini e mezzi del sistema di protezione civile al lavoro per rimuovere fango e detriti dopo l'alluvione che ha colpito le Marche il 15 settembre 2022. Di Protezione Civile.

Frontone (PU), 19 settembre 2022 – Uomini e mezzi del sistema di protezione civile al lavoro per rimuovere fango e detriti dopo l'alluvione che ha colpito le Marche il 15 settembre 2022. Di Protezione Civile.

Questo capitolo tratta due aspetti legati all'alluvione del Misa 2022, entrambi inerenti alla componente di terra del territorio colpito. Stiamo parlando delle frane innescate dal nubifragio, che non riguardano gli stessi identici luoghi colpiti dall'alluvione, e il comportamento dei sedimenti, chiaramente relativi ai fiumi direttamente interessati dall'alluvione.

Frane

Foto di Protezione Civile.

Foto di Protezione Civile.

La raccolta dati relativa alle frane è stata condotta sul posto dal gruppo di lavoro (senza usare il remote sensing), coprendo una superficie più grande del solo bacino del Misa e più a monte.

Le ricognizioni effettuate nel territorio compreso tra i comuni di Gubbio e Arcevia hanno messo in evidenza numerose criticità che hanno interessato scarpate stradali e versanti naturali. Questi fenomeni hanno interessato prevalentemente il versante orientale del monte Catria, colpendo in modo abbastanza serio la zona tra Sassoferrato e Serra Sant'Abbondio. Le colate detritiche in questa area hanno reso impercorribile la strada che collega i due nuclei abitati e hanno costretto all'evacuazione temporanea i frati del santuario di Fonte Avellana.

L'inventario delle frane

I gruppi di lavoro hanno realizzato e descritto un inventario, effettuato circa un mese dopo che un evento di piogge estreme ha colpito un’area di circa 5000 km2 nelle regioni Marche e Umbria.

L’inventario documenta 1687 frane innescate in un’area di circa 550 km2. Tutti i dissesti sono stati classificati in base al tipo di movimento e al materiale coinvolto, e documentati con fotografie di campo, ove possibile.

Nonostante il numero totale di frane non sia eccessivamente alto in assoluto (se confrontate con le circa 80mila dell'Emilia-Romagna, per esempio), a essere elevata è la loro concentrazione.

Area colpita

  • Geologia: sequenza umbro-marchigiana con rocce carbonatiche, marnose e arenarie
  • Morfologia: rilievi anticlinalici NW-SE con valli sinclinali
  • Clima: tipico appenninico con 950 mm di precipitazioni medie annue
  • Uso del suolo: prevalentemente agricolo e forestale/semi-naturale

Densità e dimensioni

  • densità media di circa 3,1 eventi per km2
  • dimensioni variabili tra 1 m2 e 5,7 × 104 m2 a evento
  • area mediana: 87 m²

Classificazione delle frane

  • Per materiale: terra, detrito, roccia
  • Per tipo di movimento: scivolamento, colata, scivolamento-colata, caduta

Nell'immagine i vari tipi di frana (Santangelo et al.)

Distribuzione per materiale

A seguire le percentuali e il conteggio in termini assoluti del numeri di frane registrate, in ordine di materiale franato.

Terra

Percentuale sul totale: 60%

Conteggio assoluto: 995 frane

Detrito

Percentuale sul totale: 39%

Conteggio assoluto: 668 frane

Roccia

Percentuale sul totale: 1%

Conteggio assoluto: 24 frane

Distribuzione per movimento

A seguire le percentuali sul totale dei fenomeni registrati, in ordine di movimento effettuato dalla frana.

Scivolamenti

Percentuale sul totale: 65%

Scivolamenti-colata

Percentuale sul totale: 13%

Colate

Percentuale sul totale: 21%

Cadute

Percentuale sul totale: 1%

Di seguito sono riportate in tabelle le tipologie di frana classificate, distinguendo tra "poligoni" e "punti" (i dati sono sempre estratti dall'inventario di cui sopra).

Punti: le frane sono intese come singoli punti geografici (956 frane)

Poligoni: le frane sono intese come aree delimitate da contorni precisi (731 frane)

Il discrimine tra poligono e punto si basa su una soglia dimensionale di 225 m2, equivalente a un quadrato di 15 metri per lato.

Numero di frane

Caduta

Colata

Scivolamento-colata

Scivolamento

Totale

Poligoni

Punti

Poligoni

Punti

Poligoni

Punti

Poligoni

Punti

Poligoni

Punti

Roccia

4

14

-

-

-

-

3

3

7

17

Detrito

-

-

241

63

109

23

122

110

472

196

Terra

-

-

30

35

60

28

162

680

252

743

Totale

4

14

271

98

169

51

287

793

731

956

Area frane (in m2)

Caduta

Colata

Scivolamento-colata

Scivolamento

Totale

N.

Area

N.

Area

N.

Area

N.

Area

N.

Area

Roccia

18

5,1 × 103

-

-

-

-

6

6,9 × 10³

24

1,2 × 104

Detrito

-

-

304

6,0 × 105

132

1,9 × 105

232

1,1 × 105

668

9,0 × 105

Terra

-

-

65

2,2 × 104

88

4,9 × 104

842

1,4 × 105

995

2,1 × 105

Totale

18

5,1 × 103

369

6,2 × 105

220

2,4 × 105

1080

2,5 × 105

1687

1,1 × 106

Interazione con infrastrutture

Scivolamenti di terra: più concentrati vicino alla rete stradale (principalmente scarpate stradali)

Colate detritiche: meno numerose vicino alle strade ma con area cumulativa maggiore

Impatti significativi

  • circa il 60% delle frane entro 50 metri dalle strade
  • circa il 45% delle frane entro 20 metri dalle strade
  • interruzioni diffuse di strade nazionali e locali
  • danni estesi a strutture e infrastrutture

Di Protezione Civile

Di Protezione Civile

Fenomeni di riattivazione

Il caso di Leccia (Serra Sant'Abbondio) mostra come una colata detritica si sia riattivata tra settembre e ottobre 2022 con precipitazioni molto inferiori (meno di 17 mm/ora contro 86,4 mm/ora dell'evento principale), evidenziando condizioni di rischio residuo dopo gli eventi estremi.

Correlazione spaziale

La distribuzione delle frane mostra una correlazione molto forte con l'intensità delle precipitazioni, con il picco di densità delle frane che coincide perfettamente con il picco pluviometrico (248 mm).

Implicazioni per i cambiamenti climatici

Lo studio conferma che gli eventi pluviometrici eccezionali innescano principalmente frane a movimento rapido, che sono anche le più letali. Gli scenari climatici futuri potrebbero aumentare la frequenza di tali eventi, richiedendo maggiori sforzi nella raccolta sistematica degli effetti degli estremi climatici sull'occorrenza di frane.

Sedimento

Foto di Protezione Civile.

Foto di Protezione Civile.

Tradizionalmente si ritiene che sedimenti grossolani (ghiaia, ciottoli) vengano trasportati solo come carico di fondo. Lo studio Empirical evidence from the 2022 flood in the Misa River: Suspended transport of gravel in rivers invece indaga se possano entrare in sospensione.

Le osservazioni evidenziano il potenziale dei fiumi a letto ghiaioso di trasportare sedimenti grossolani in sospensione in condizioni di piena estrema e sotto specifici vincoli geomorfologici del canale attivo. Dimostrando il ruolo della concentrazione dei sedimenti, della morfologia del canale e della dinamica di piena, la nostra ricerca fornisce nuove conoscenze sui meccanismi di trasporto solido e contribuisce a una comprensione più ampia dei processi morfodinamici che regolano i fiumi a letto ghiaioso in condizioni eccezionali.

Risultati principali

  • Ghiaia in sospensione documentata: sedimenti con diametri ben superiori alla sabbia sono stati trasportati non solo come "bedload", cioè "carico di fondo", ma anche in sospensione.
  • Le condizioni idrauliche della piena: velocità molto elevate (superiori a 5–6 m/s in certi tratti), forte turbolenza, concentrazione di energia verticale favorita dalla geometria incassata del canale.
  • Le evidenze mostrano depositi di ghiaia in posizioni tipiche dei carichi sospesi, non compatibili con semplice rotolamento o trascinamento al fondo.

Questo fenomeno è raro, ma in eventi estremi diventa significativo.

Distribuzione del materiale

Nel grafico a fianco si osservano i parametri relativi alla dimensione del materiale in funzione della distanza dalla sorgente (longitudinal distance), tra i paesi di Arcevia e Pianello d'Ostra, per 24 km.

Gli Overbank deposits (depositi di tracimazione) sono i sedimenti che si depositano al di fuori del canale principale del fiume quando l'acqua tracima dalle sponde durante le piene.

I Riverbed sediments (sedimenti dell'alveo) sono i sedimenti che costituiscono il letto del fiume, che rappresentano il materiale di fondo del fiume e hanno generalmente dimensioni leggermente maggiori rispetto ai depositi di tracimazione.

Implicazioni scientifiche

  • Sfida ai modelli classici: la dicotomia "fini = sospensione / grossolani = fondo" non è assoluta.
  • Nuovi parametri di modellazione: gli attuali modelli di trasporto solido fluviale potrebbero sottostimare il contributo di sedimenti grossolani in sospensione.
  • Eventi estremi come laboratorio naturale: le piene eccezionali permettono di osservare dinamiche invisibili in condizioni ordinarie.

Implicazioni pratiche

  • Gestione del rischio idrogeologico: la mobilizzazione sospesa di ghiaia aumenta il potenziale distruttivo delle piene (urti, abrasioni, danni a infrastrutture).
  • Ingegneria fluviale: occorre considerare anche il trasporto sospeso di grossolani per progettare opere idrauliche e difese spondali.
  • Ambiente e morfologia fluviale: questo tipo di trasporto influenza la dinamica dei canali incassati, i cicli di erosione-deposizione e l’habitat acquatico.

Area studio. Brenna et al.

Area studio. Brenna et al.

Parametri della dimensione dei grani dei Overbank deposits e dei Riverbed sediments rappresentati in funzione della distanza longitudinale lungo il tratto in studio. Brenna et al.

Parametri della dimensione dei grani dei Overbank deposits e dei Riverbed sediments rappresentati in funzione della distanza longitudinale lungo il tratto in studio. Brenna et al.

I ricercatori

Foto di Protezione Civile.

Foto di Protezione Civile.

Coordinamento gruppo di lavoro: Lorenzo Marchi, Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (IRPI-CNR)

Al gruppo di lavoro che studia gli aspetti geomorfologici dell’evento partecipano ricercatori del CNR IRPI, del Politecnico di Milano (Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale), dell’Università di Padova (Dipartimento di Geoscienze), dell’Università di Urbino (Dipartimento di Scienze Pure e Applicate) e dell’Università di Modena e Reggio Emilia (Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche). Le ricerche sono finalizzate alla valutazione degli effetti morfologici dell’evento meteorico e della piena che ne è conseguita.

«Abbiamo potuto osservare un’attitudine generalmente positiva da parte delle popolazioni delle località colpite, che ha fornito interessanti testimonianze sulla piena. L’interazione con la popolazione, da sviluppare con incontri mirati, può contribuire ad aumentare la consapevolezza su pericoli e rischi legati a fenomeni delle piene, alluvionali e di frana»

Lorenzo Marchi
IRPI-CNR

Foto di Protezione Civile.

Foto di Protezione Civile.